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Di Francesco e Monchi, una crisi per due (RS Il Messaggero)

Il confronto è adesso, cioè urgente. Dentro Trigoria. Fuori ognuno può dire e pensare quello che vuole. Sul presente e sul futuro. Volendo anche sul passato. La crisi, però, non appartiene all’esterno. E’ divampata lì, da qualche settimana, oltre il cancello del Bernardini. E lì va presa subito di petto per non perseverare nelle gaffe. È già successo, nel recente passato. Di Francesco e Monchi recitarono da protagonisti, all’inizio del 2018 e nel momento più critico della scorsa stagione, indirizzando la prua verso la semifinale di Champions. Tocca ancora a loro, come 9 mesi fa. Perché i giocatori, a parte alcuni, non sono più gli stessi. E la piazza chiede che si facciano sentire l’allenatore, accusato dalla gente perchè non parla chiaro a cielo aperto, e il ds, criticato ferocemente sui social nel giorno del suo 5O° compleanno: il gruppo è da svegliare. E da governare, dando una spallata all’anarchia di queste ore. L’annata, e non solo per i risultati scadenti, può prendere la piega peggiore già a un mese dal via. Scaricando le responsabilità sempre su altri. Il rischio del tutti contro tutti esiste, visto che lievita il malcontento dei singoli. Di chi gioca, senza nemmeno rendersi conto come. E di chi sta a guardare, senza chiedersi perché. La proprietà, attraverso il management che lavora nella Capitale, si deve far sentire. Magari alzando i toni. Per la sterzata.

VUOTO A PERDERE – La Roma di oggi non è più squadra. Facile da dire, non da spiegare. La lettura di ogni prestazione inchioda il gruppo. A Madrid la timidezza ha certificato la fragilità dei singoli. Solo 4 falli commessi in quasi 100 minuti. Da non credere. Il dato sui contrasti è addirittura inquietante. Vinti il 42 per cento, contro l’87 del Real. Di Francesco, e non è la prima volta, ha fatto riferimento proprio ai duelli. I suoi giocatori è come se non combattessero più. Spettatori e non solo nelle fasi cruciali di ogni match. Il pressing è il ricordo della bella stagione che fu (l’ultima), in Champions e in campionato. Così come non c’è più l’aggressione in blocco per complicare la vita agli avversari. Aumenta la paura, di partita in partita, consegnandosi ai rivali. E’ successo con l’Atalanta, con il Milan e addirittura con il Chievo. La difesa, fragile e disorganizzata, ha già preso 10 gol in 5 gare. Al Bernabeu addirittura sono stati lasciati 15 tiri in area, su 30 subiti, ai campioni di Lopetegui. Il muro crolla, nonostante Olsen si sforzi a tenerlo in piedi.

TRACCIA UNICA – Non è una questione tattica. Il sistema di gioco sarà, sempre e il più possibile, il 4-3-3. Di Francesco sceglierà i più adatti e i più disponibili. Chi sta meglio. Zaniolo è stata la provocazione del tecnico nei confronti del gruppo. Meglio il debuttante di chi pretende senza dare. Di chi storce la bocca e magari mette pure il muso. Magari il messaggio è diretto pure alla società, sollecitando l’intervento nello spogliatoio e magari più avanti sul mercato. L’allenatore, al ritorno da Madrid, ha riunito la squadra. E’ stato diretto, come al solito, ripetendo i concetti che ha già messo in piazza dopo il ko di Madrid. Chiede più carattere. E applicazione. Non solo in partita. C’è chi tira il freno in allenamento. E chi si distrae nell’addestramento. I dati degli ultimi match escludono pure che sia una questione fisica. Ma la Roma che corre più del Real (quasi 5 chilometri di vantaggio) è l’aspetto che preoccupa. Pedalare a vuoto non porta al traguardo. E nemmeno al gol. In Champions il 1° digiuno stagionale. Eppure i giallorossi, sciatti e precipitosi, sono spesso arrivati al tiro: 13, di cui 4 nello specchio. Facendo, però, cilecca come contro il Bate Borisov, nel dicembre del 2015 all’Olimpico. Pallotta, un mese dopo, cacciò Garcia. Di Francesco si sente protetto, ma già sotto osservazione. E stretto nella morsa degli Inzaghi: domenica la trasferta a Bologna contro Pippo, quella successiva il derby contro Simone. In mezzo (alla prossima settimana) il Frosinone. Da rispettare, oggi più che mai.

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