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La carica di Florenzi (RS Il Corriere dello Sport)

Ha compiuto 27 anni da pochi giorni e vorrebbe farsi un regalo. Alessandro Florenzi stasera sarà in campo e darà tutto per arrivare ai quarti. Lui dieci anni fa ancora non c’era ed è un’emozione che non ha mai provato. E’ concentratissimo e attraversa un periodo felice, il più felice dopo l’infortunio: «E’ una partita importante, che può valere tanto per noi, ma vale tanto anche per la Roma e per Roma. Vogliamo avere un approccio positivo e cercare di fare del nostro meglio. Sarà importante gestire le forze per 90 minuti, ma dobbiamo giocare il nostro calcio in cui si va a mille all’ora. Dovremo subito dare un impulso importante alla partita e, se riusciremo a sbloccare il risultato, dovremo evitare di non pensare di avercela fatta, ma continuare ad esprimere il nostro gioco». Il rendimento della Roma in Champions in casa è migliore rispetto a quello del campionato, dove sono arrivate cinque sconfitte: «Vogliamo ripetere le partite di Champions che abbiamo giocato all’Olimpico, ma dovremo essere anche attenti alle loro qualità».

È TORNATO – A sedici mesi dalla scadenza del contratto preferisce non affrontare l’argomento in questo momento: «Non è questa la sede adatta per parlarne. Io sono abituato a pensare al presente e non a quello che succederà domani. Il presente per me vuol dire pensare alla partita contro lo Shakhtar, una delle gare importanti che potrei disputare». E’ il suo momento migliore da quando è tornato dopo l’infortunio al ginocchio. Per Florenzi è un punto di partenza e non di arrivo: «Dai dati del preparatore atletico sono un paio di settimane che sto facendo delle buone prestazioni sotto il profilo fisico. Sono in un momento in cui mi sento bene, e speriamo di continuare questo trend». Vuole riscattare l’opaca prestazione dell’andata: «Sì, io e i miei compagni vogliamo fare bene, tutti vincono e tutti perdono, da quelli che giocano a quelli in panchina. Vogliamo fare una grande partita». Omai ha raggiunto una grande intesa con Ünder: «Mi trovo molto bene con lui. Se io vado a giocare in Turchia imparo tre parole in tre anni, non è facile venire qui e imparare l’italiano per un ragazzo giovane. Lui è stato bravo, io cerco di imparare due-tre parole turche per metterlo a suo agio. Si stanno vedendo i frutti del suo talento, lasciamolo tranquillo perché a noi serve tanto».

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