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Zeman e un’altra Roma. De Rossi è andato oltre (La Gazzetta dello Sport)

Non siamo convinti che Daniele De Rossi odi i lunedì come Vasco Rossi, ma di sicuro la trasferta di Pescara pare uno di quei viaggi di lavoro necessari e per nulla piacevoli, con qualche commensale che sai già con la testa altrove e uno, almeno uno, che faresti volentieri a meno di ritrovarti davanti. De Rossi lunedì si ritroverà sbattuto tra un tecnico che ha urlato al mondo quanto importante sarebbe rinnovare il contratto del centrocampista – peccato che lo sponsor di nome Luciano Spalletti è lui stesso in partenza – e un altro allenatore che gli ricorda la stagione peggiore nella Roma. Tra De Rossi e Zdenek Zeman non era una questione di risultati, ma di rapporti. Di bugie raccontate, di fraintendimenti, di cose non dette, di un Tachtsidis di qua e un Bradley di là. Il progetto – forse l’utopia – del boemo prevedeva Verratti e non De Rossi, verrebbe da dire comunque non De Rossi. «Gioca da quinto difensore, io ho bisogno di un centrocampista», disse di lui Zeman.

PARTITE, NON CROCIATE – Il carissimo nemico ora sta dall’altra parte, con buona pace di entrambi. Il carissimo nemico che che fece vivere a De Rossi le prime esclusioni per scelta tecnica della sua carriera romanista. I due non si presero, non si piacquero da subito, il tempo non guarì niente, l’andamento della squadra non aiutò di certo a ricomporre la frattura. Come quella volta che la Roma uscì travolta a Torino contro la Juventus e De Rossi si infilò negli spogliatoi sussurrando all’allenatore: «Hai preparato questa partita come una crociata, era una gara da giocare come le altre». E ancora: «Chi parla di scudetto non vuole il bene della Roma». Una lacerazione continua, talmente grande che basta ripercorrere la tempistica dei sentimenti per capire. Nel febbraio 2012 De Rossi, in scadenza di contratto, firma un quinquennale con la Roma nel mezzo di una delle sue migliori stagioni e, soprattutto, nel pieno di un mercato che gli aveva fatto arrivare all’orecchio offerte da top club. Pareva un sì per sempre. Poi Zeman. E l’estate successiva, «per la prima volta – svelò De Rossi – dissi alla società che avrei voluto ascoltare proposte da altre squadre».

A PRESCINDERE – Io sono ancora qua, per restare in tema Vasco Rossi. De Rossi e la Roma è un amore che non s’è mai spento. Ma che ogni tanto ha bisogno di essere riconfermato. Questo è quel momento lì. Che Zeman ricapiti davanti ora in fondo vale come scenario di un centrocampista che, in modo diverso rispetto a cinque anni fa, è nuovamente in bilico. Ancora un contratto in scadenza. E in mezzo una banale questione economica da sistemare. De Rossi è ben cosciente di non valere più i 6,5 milioni di euro dell’ultimo accordo. Ma nell’ambito di una trattativa tra le parti, ci sta l’offerta di un anno con opzione per il secondo da parte della società. E ci sta pure l’orgoglio di un giocatore che sa di essere apprezzato in giro per l’Europa e che sente – almeno dalla scorsa estate – di avere nelle gambe ancora un paio di stagioni ad alto livello. La partita è in corso e il pronostico è ancora tutto sull’1. Perché giocano tutti in casa, la Roma e De Rossi, in trasferta non si sente nessuno. «Daniele fa parte della famiglia», ama ripetere il d.g. Baldissoni. Traduzione: la trattativa per il rinnovo va avanti a prescindere dalle idee di Monchi e da quello che sarà il prossimo allenatore. La Roma vuole ancora De Rossi, cinque anni dopo Zeman.

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