Campo Testaccio, degrado infinito

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È tornato il degrado a Campo Testaccio, ex glorioso stadio dell’As Roma. Da alcune settimane dietro ai cancelli sbuca l’erba ad altezza uomo che invade l’area passata al territorio, ossia al I Municipio, in base alla nuova classificazione degli impianti capitolini, circondata a vista dall’incuria.

Bottiglie di birra sul muretto e poi ammassi di cartoni e sacchetti di immondizia – in putrefazione sotto l’acqua piovana – lasciati lì, da giorni, di fianco all’ingresso imbrattato. All’interno fanno bella mostra di sé gabbiotti elettrici aperti e divelti accanto a rami e tubi caduti. Sporcizia e inciviltà.

La vegetazione incolta, dopo la bonifica di qualche mese fa da parte dell’amministrazione comunale, che ha visto la rimozione di cumuli di rifiuti, lo smantellamento di insediamenti abusivi e lo sfalcio del verde, cresce ancora rigogliosa in cespugli che si mischiano agli strati di fanghiglia.

«L’iter per la restituzione di Campo Testaccio alla cittadinanza non si è mai fermato. Dopo la bonifica, l’attività del Dipartimento Sport è proseguita con le azioni preliminari alla messa in sicurezza dell’area», ha fatto sapere l’assessore allo Sport di Roma Capitale, Daniele Frongia. «Nello storico impianto – ha spiegato Frongia – ci sono, infatti, una parte di fognolo scoperto e pericoloso e diversi avvallamenti che non permettono l’accessibilità secondo le normative previste per la sicurezza e l’incolumità della cittadinanza. Abbiamo eseguito le rilevazioni tramite strumentistica specializzata, anche con droni – ha chiarito l’assessore – e predisposto gli atti di gara per poter procedere, a breve, all’affidamento del valore di circa 250mila euro per la messa in sicurezza degli spazi». Assicurando: «Entro le fine dell’anno i lavori saranno definitivamente conclusi».

I romani seguono con costanza l’andamento della situazione. Per il periodo intercorrente tra l’aggiudicazione dell’appalto e l’inizio dei lavori, le associazioni di quartiere hanno presentato all’Assessorato allo Sport un progetto transitorio in cui si prevede l’installazione di alcune attrezzature sportive non invasive e la fruibilità dell’area con la pianificazione di manifestazioni pensate allo scopo di coinvolgere appassionati del settore e neofiti. E qualche cittadino dalla mente fervida, angustiato dal troppo tempo trascorso nel veder di nuovo lo stadio tornare alla luce, ha pure lanciato una proposta originale, dissertando in materia e affiggendone il testo sulle inferriate. Quella di realizzare un «Museo del terzo paesaggio». Che suona più o meno così: riconoscere come «riserva» la zona delimitata da via Zabaglia, dalla biblioteca «Enzo Tortora», dall’asilo nido e dalle costruzioni edificate a ridosso della stradina in cui insiste il cimitero acattolico. Vale a dire proprio l’area del vecchio stadio giallorosso. Idee alternative al degrado che non soccombe nonostante gli sforzi. Sfidando le attese.

FONTE: Il Tempo – V. Conti

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