Capito chi è il brasiliano? La panchina è un ricordo (RS La Gazzetta dello Sport)

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Si chiama Alisson Becker, è nato a Novo Hamburgo, stato di Rio Grande do Sul, Brasile, ma il tedesco di Germania Jurgen Klopp non gli ha messo gli occhi addosso per questo. Fra l’altro, non è l’unico dei pretendenti del portiere della Roma, che sta facendo girar la testa a molti club europei con il suo rendimento. Pensare che nella stagione passata giocava soltanto in coppa e la Roma rischiava di perderlo. «Se non avessi avuto assicurazioni sul mio ruolo avrei chiesto di andare via, nell’anno del Mondiale in Brasile nessuno ha il posto fisso». Posto fisso nella nazionale più glamour del globo, figurarsi. Ma Alisson ha imparato ad aver pazienza, per sua stessa ammissione, nell’anno passato con Spalletti, che preferiva la gerarchia certa, quindi il polacco Szczesny. Le stagioni vanno, le condizioni cambiano, i giocatori pure: Szczesny è andato a raccogliere l’eredità di Buffon e Alisson alla Roma è diventato uno dei portieri migliori del campionato. Efficace, spettacolare, elastico come un gatto e furbo come una volpe, giusto per utilizzare tutti i luoghi comuni del mondo animale, Alisson è stato il protagonista a San Siro. Ha lanciato El Shaarawy (assist? Non assist? Sarà materiale di discussione) e ha chiuso la porta a Icardi e compagnia. L’Inter continua a non vincere, ormai ha passato la quarantena dei tre punti e in questo caso il merito è anche di un portiere che forse con Spalletti a Roma è maturato pur restando in panchina. Alla fine della partita, il tecnico dell’Inter è andato ad abbracciarlo: dopo una partita del genere i complimenti sono il minimo. «Mi ha chiesto della mia bimba e mi ha detto che mi vuole bene — ha raccontato Alisson a Sky — L’anno scorso doveva fare delle scelte, ma con lui ho imparato tanto».

ANNO DECISIVO – Alisson è nato nel 1992, come El Shaarawy. Andrà al Mondiale, mentre Stephan lo vedrà in tv. Alisson ogni tanto si lascia prendere dalle belle giocate, ma non è il tipo che concede molto allo spettacolo. Massiccio, essenziale anche se con piedi raffinati nei rilanci, come hanno potuto constatare gli spettatori di San Siro. Lui stesso ha raccontato di aver avuto problemi di peso a inizio carriera, però contro l’Inter volava leggero di qua e di là. Lo ha colpito Vecino, che ha un conto aperto con la Roma visto che ha segnato anche all’andata, ma il pareggio non toglie neppure un grammo di bellezza alla partita del brasiliano. «Va bene le parate, ma la nostra mentalità non è andata bene. Non si può mollare quando mancano ancora 30’», ha sibilato il portiere che la Roma vorrebbe diventasse comunitario. Sempre che faccia in tempo, perché il mercato preme. Fra Liverpool, Psg e altri club, Alisson Becker ha l’imbarazzo della scelta. Dicono che il tedesco di Germania Klopp abbia pronti 45 milioni, d’altra parte si sa che il Liverpool come quasi tutti i club inglesi non ha problemi di budget. Alisson Becker per ora prende tempo con il classico «Sto bene qui, ne riparliamo a fine stagione». Intanto continua a tirare i suoi vincenti, rilanci compresi. Con quel nome, non è difficile.

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