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Docente per un giorno. Ieri svestendo i panni del tecnico e indossando quelli del professore, Di Francesco (che curiosamente ha incrociato Inzaghi, presente nell’ateneo per ricevere un premio)ha tenuto una lezione agli associati dell’Aia e agli studenti di Scienze Motorie dell’Università Tor Vergata presenti nell’aula magna della Facoltà di Economia. Eusebio si è divertito ma il calcio, per lui, rimane un’altra cosa. Almeno a livello di emozioni: «L’entusiasmo e l’adrenalina che ti regala questo sport non te lo dà nessun’altra cosa – rivela a margine dell’incontro – Mi è comunque piaciuto fare lezione». Quella che il tecnico si augura non subire nei quarti di finale dal Barcellona: «Credo che sia una bellissima sfida, siamo contenti di potercela giocare. La cosa che non dobbiamo avere è la paura. Grandissimo rispetto per una squadra forte ma non il timore di doverla affrontare. Dobbiamo essere orgogliosi di poterlo fare, a testa alta, con grande forza e dignità. Un gruppo che intende giocarsela, facendo quello che sa, consapevole che davanti ha i più forti del mondo». Come al solito l’allenatore abruzzese riesce a trasmettere una serenità in chi lo ascolta che non ha eguali: «Prima del Barcellona ricordiamoci però che c’è il Bologna. Poi penseremo ai catalani. Sarà un evento entusiasmante, gare di questo tipo dà gusto prepararle sia a me che ai calciatori. Mi auguro possa essere motivo di grande orgoglio e soddisfazione quando ci vedremo il 10 aprile, all’indomani della gara di ritorno». Dove si annuncia un Olimpico tutto esaurito: «Sono felice. Sono convinto che la spinta del pubblico la sentiremo anche a Barcellona. L’entusiasmo che c’è intorno alla squadra può solo aiutare. Non dobbiamo però perdere equilibrio dentro e fuori. Mi fa piacere che la gente ci segua in massa perché sono occasioni rare. Specialmente a Roma nell’ultimo periodo non è accaduto spesso. Questo ci deve inorgoglire».

BASTONE E CAROTA – Capitolo Schick. Nel post-gara di Crotone, Eusebio a Roma Tv s’era lasciato andare senza freni sull’attaccante ceco («Devo pensare ad allenare tutta la Roma e non i singoli. L’ho fatto scaldare ma ho reputato giusto fare altri cambi. Ricordiamoci che Schick non arriva dal Real Madrid o dalla Juventus, ma dalla Sampdoria»). Una risposta che celava un’insoddisfazione o nervosismo sopito. Ieri, dopo il bastone, è arrivata puntuale la carota. E non sembra un caso che sia concisa con una replica dalla nazionale da parte del ragazzo molto più conciliante rispetto a quanto fece, ad esempio, lo scorso novembre: «Dobbiamo dare a Patrik il tempo di crescere,migliorare e giocare con continuità, cosa che non sta facendo in questo momento. Io ho fatto delle scelte ben precise che si legano a delle partite, lui ha avuto meno possibilità degli altri ma ha anche avuto meno possibilità di allenarsi rispetto a tanti altri suoi compagni. Nel momento clou della stagione ho dovuto prendere delle decisioni. Vi assicuro, però, anche se sono ripetitivo, che il ragazzo ha grandi mezzi. Deve migliorare in determinati movimenti ma la sua risposta dalla nazionale mi è piaciuta tantissimo, significa che si sta calando in questa realtà sapendo che ci sono delle difficoltà. Giocare o allenare a Roma non è facile, spetta a noi far vedere di meritarlo». Passerella finale sul mercato. O meglio, sulle indiscrezioni che, approfittando della pausa, funestano quotidianamente la squadra: «Nessuno ci sta pensando. Siamo tutti proiettati al campionato e alla Champions, siamo dei professionisti e dobbiamo essere bravi a leggere le notizie giuste. L’equilibrio sta anche in questo, la professionalità prima di tutto e sono convinto di avere grandi professionisti in squadra».

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