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La Juve come ispirazione, il Torino come unico avversario. Almeno fino alle 22,30 di stasera. Di Francesco prova ad allontanare i pensieri dalla sfida di Champions di martedì con lo Shakhtar. All’Olimpico, infatti, arriva il Torino di Mazzari. «È una partita importante e non la dobbiamo sbagliare, invece sento un po’ troppo parlare di Shakhtar. Tra venerdì e sabato ci sono quattro giorni, tempo per recuperare c’è, per questo penso solo al Torino. Walter è un amico (i due hanno giocato insieme nell’Empoli nel 1987, ndr) ed è molto più attento alla fase difensiva. Con lui non ho dei bellissimi precedenti ma spero di rifarmi». Quindi niente turnover massiccio come accadde proprio contro i granata in coppa Italia quando la Roma fu eliminata: «Mi sono pentito di aver cambiato troppo in quell’occasione. Ho fatto degli sbagli anche se la prestazione non mi era dispiaciuta».

Di sicuro gli è piaciuta quella di sabato scorso contro il Napoli. Ma Di Francesco non è ancora soddisfatto: «È stato solo un punto di partenza e quello che ci è tanto mancato nell’ultimo periodo è la continuità. Mi aspetto risposte domani, col Napoli ero arrabbiato per il secondo gol, figuriamoci se penso ad una squadra guarita. La mia squadra ancora non ha dimostrato di aver appreso il mio calcio con continuità. Non sempre si riesce anche per le caratteristiche dei giocatori che hai a disposizione. Dobbiamo ancora crescere tanto perché non siamo ancora arrivati realmente a quello che io vorrei». L’esempio da seguire, per Eusebio, è quello della Juve che la Roma spera di raggiungere tra le prime 8 d’Europa: «La loro resilienza è impressionante, sono duri a morire e spero che questo atteggiamento venga trasferito al calcio italiano, non solo alla mia squadra». Che deve tornare a vincere all’Olimpico. Fuori casa, infatti, Di Francesco è l’allenatore con la più alta media punti della storia romanista (2,15 contro i 2 di Capello e Spalletti), ma in casa è tutta un’altra musica: 1,79 punti di media, mai così male dal 2005. «Questo tabù ci sta bloccando mentalmente. Servirà la cattiveria vista a Napoli», ha concluso DiFra.

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