ITALIA-FRANCIA Foto squadraA Bari Italia-Francia finisce 1-3 per i transalpini. All’inizio del secondo tempo della partita – test in vista delle qualificazioni per i mondiali 2018 e debutto del nuovo ct Giampiero Ventura – è entrato in campo Gigi Donnarumma, il più giovane portiere della storia a difendere i pali della porta azzurra. Il portiere del Milan, che ha compiuto 17 anni il 25 febbraio, ha preso il posto di Buffon, lasciato negli spogliatoi. Donnarumma, considerato da più parti l’erede di Buffon, ha battuto il precedente primato che apparteneva dal 1912 a Campelli.

Un minuto di raccoglimento per le vittime del sisma è stato osservato prima dell’inizio della gara al San Nicola. Prima del fischio d’inizio il capitano azzurro Gianluigi Buffon ha detto: “Siamo qui per la nazionale ma anche per i nostri connazionali colpiti dal terremoto: aiutiamoli, siamo un solo popolo”. In tribuna uno striscione per ricordare il terremoto insieme alla strage dei treni del luglio scorso: “12-07-16, 24-8-16, I tricolori d’Italia vicino al vostro dolore”.

Al momento degli inni nazionali vi sono stati prima i fischi alla Marsigliese, poi gli applausi di tutto il resto dello stadio a coprire la disapprovazione all’inno francese. I fischi erano partiti da un gruppetto di spettatori della curva Nord. Al battito di mani delle tribune si sono uniti anche tutti gli azzurri, a partire dal capitano Buffon.

La prima volta della Video assistant referee, la moviola in campo, si è consumata al 33′, quando un presunto tocco di braccio in area di Kurzawa ha sollevato le proteste degli azzurri: a quel punto l’arbitro olandese Kuipers si è fermato, senza comandare la ripresa del gioco con la rimessa per i francesi come da sviluppo dell’azione, e ha evidentemente atteso per alcuni istanti un’indicazioni degli assistenti arbitri in regia, per un verifica video. La partita si è fermata per qualche secondo, giusto il tempo di dar modo a una verifica VAR, poi Kuipers ha fatto riprendere il gioco con la rimessa laterale. Il replay ha confermato che Kurzawa aveva toccato con la coscia, non con la mano.

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