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Poteva essere la domenica perfetta (quarti, a quattro punti dalla terza e con qualche punto di vantaggio sulle inseguitrici) per andare a Firenze mercoledì e giocare lo scontro diretto con il milan con morale alto e forti di una ritrovata consapevolezza di squadra. Visto l’andamento della stagione, prima del fischio d’inizio immagino che in molti avranno pensato che un pareggio con l’Atalanta non sarebbe poi stato così male, considerando anche l’abisso in termini di gioco che c’è tra le due squadre.

Invece, comincia la partita e ti rendi conto che la Roma sembra essersi messa alle spalle gli orrori stagionali, addirittura controllando le sfuriate degli avversari per poi colpire in contropiede. Un cinismo raramente visto dalle nostre parti. Ti ritrovi sullo 0-3 senza quasi essertene accorto, col il settore zuppo di felicità. E poi? E poi ecco che lo squarcio di sole che si era fatto spazio tra tra le nubi di una stagione allucinante sparisce. Si spegne la luce. I giocatori smettono di pensare. Non so darmi spiegazioni di quello che realmente avviene ma è come se gli si resettasse il cervello. Ritorna il buio. Al minuto 40 del primo tempo la Roma esce dal campo.

Putroppo un film già visto troppe volte: al primo gol subito, la sensazione che potessero riapparire certi fantasmi si è fatta avanti. Complice anche il fatto che da un lato c’è un allenatore in grado, con alcuni accorgimenti, di migliorare la squadra, dall’altro un dipendente della società che i cambi sembra deciderli con la stessa strategia del parente di turno che a Natale tira fuori i numeri dalla saccoccia della tombola. La sensazione, col passare del secondo tempo, diventata realtà.

Per un attimo ho sperato che il rigore sbagliato dall’Atalanta potesse funzionare da sveglia e invece niente. Abbiamo preso il terzo gol meno di un minuto dopo. Visto come si era messa, un punto guadagnato ma con la consapevolezza di essere tornati al punto di partenza. Ora c’è la Coppa Italia, «non snobbatela, noi ci teniamo» (cit.). Forza Roma.

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