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Alla fine la cena c’è stata. Pallotta e Spalletti si sono incontrati. E’ accaduto ieri sera, al ristorante San Marco in via Sardegna, vicino all’hotel De Russie, divenuto ormai il quartier generale del presidente nei suoi soggiorni romani. Dopo aver partecipato insieme al presidente del Coni Malagò alla presentazione del nuovo bilancio d’impatto del club alla Luiss – in pratica uno studio nel quale definire una stima economica del ritorno ‘sociale degli investimenti nel 2015-16’ dove si è augurato «amichevoli con grandi club al Circo Massimo» – il presidente («Non sono uno stupido americano che voleva comprare la Roma») ha fatto ritorno in albergo. Poi subito al ristorante, accompagnato dal dg Baldissoni e da Alex Zecca, dove ad attenderlo c’era il tecnico, arrivato pochi minuti prima con il taxi, il ds Massara, l’ad Gandini e a sorpresa Franco Baldini. Un incontro chiarificatore, divenuto necessario dopo il botta e risposta televisivo andato in scena domenica sera. Il presidente aveva infatti scaricato sull’allenatore il peso del rinnovo («Dipende soltanto da Luciano») ma il tecnico si era immediatamente smarcato: «Facciamo le cose regolari, dipende da tutti, non solo dame».

IL MENU OPERATIVO – Un vis a vis decisivo con lo stato maggiore del club, anche se Pallotta, che prima di uscire dal ristorante ha abbracciato Spalletti, si è limitato ad un laconico «sono fiducioso». Perché alla ‘stampa cattiva’ e all’aut-aut «resto solo se vinco» di Lucio, soltanto qualche ingenuo poteva crederci. La partita si gioca su piani più alti, a partire da quello della competitività. Che passa per il mercato ma anche dalla conferma dei calciatori attualmente in rosa. Spalletti si è speso più volte in quest’ottica.

L’ultima, nel post-gara con la Fiorentina, lo scorso 7 febbraio: «Va fatto il contratto a De Rossi, Manolas, Strootman, Nainggolan e a Totti se lo vuole. Perché dentro uno spogliatoio l’importante è l’equilibrio, bisogna dare un senso di gestione corretta. E se diciamo che la squadra è forte, è merito di questi ragazzi di cui si parla». Per carità, sono parole che possono essere anche lette come un modo per allentare il pressing sul suo futuro ma che non escludono comunque una seria riflessione sulla Roma della prossima stagione.

Proprio sui rinnovi dei giocatori, a domanda diretta, Pallotta (che lascerà Roma stasera) non più tardi di 72 ore fa ha glissato: «Non è il momento di pensarci». Impossibile credere che possa aver risposto così anche ieri sera. Probabile però che il presidente abbia ribadito come in alcuni casi c’è bisogno ancora di pazientare. Non per Strootman, De Rossi e presumibilmente Nainggolan. Ma Manolas, inutile nasconderlo, è appeso a un filo. Molto, ma molto sottile. Lucio ne è consapevole e a priori non è contro eventuali cessioni.

Ma ogni pedina va sostituita. E non come accaduto a gennaio tanto per farlo ma con elementi mirati. Scelti da lui. In questo caso, tutto ruota attorno all’accesso diretto alla Champions e quindi agli introiti della massima competizione continentale per club. Essere usciti la scorsa estate dai playoff col Porto ha significato una perdita di almeno una trentina di milioni. Ammortizzabile, al netto della cessione di Pjanic, per un esercizio. Difficile da sostenere, senza ulteriori e dolorose dismissioni, per due. Aspettando novità, intanto ieri è arrivata per bocca del dg Baldissoni la conferma che l’annosa questione barriere nelle curve «è in via di risoluzione. La data la scelgono le forze pubbliche di sicurezza ma per la rimozione ormai è questione di pochi giorni».

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