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Contro il Gent, debuttò in quella competizione – l’Europa League – in cui avrebbe disputato due finali da titolare e una da riserva di Jan Oblak. Senza mai alzare al cielo la coppa, ma costruendosi la reputazione di portiere di livello internazionale. Artur Moraes, brasiliano di Leme (stato di San Paolo), classe 1981, quelle credenziali se le è guadagnate sul campo. “A differenza di quello che dicevano nelle radio romane…”, dice sibillinamente riferendosi a un chiacchiericcio che si diffuse in città sul suo conto. Ci arriverà lui stesso a chiarire. Le finali della vecchia Coppa UEFA non le disputò da giocatore della Roma, bensì con le maglie di Braga e Benfica. L’esordio, però, avvenne da estremo difensore giallorosso. Titolare, proprio contro la squadra belga di Gand, che la Roma si ritroverà di fronte dopo undici anni dall’ultima e unica volta. “Roma-Gent rappresentò la mia prima partita a livello continentale, devo dire grazie alla Roma per l’occasione che mi diede all’epoca”.

Ricorda quella serata? “Era fine luglio, faceva un caldo impressionante allo stadio Olimpico. Giocavamo l’andata del preliminare, era la prima gara della stagione. C’era ancora Spalletti allenatore, che poi si sarebbe dimesso alla fine di agosto. La partita iniziò male perché loro passarono in vantaggio (con Leye, ndr) e mantennero il risultato per tutto il primo tempo. Tornammo negli spogliatoi spaventati. Solo nella ripresa Totti fece doppietta e Vucinic segnò il terzo. Vincemmo all’andata 3-1, al ritorno in Belgio finì addirittura 7-1 per noi”.

Un mese dopo, a Genova, giocò la sua ultima partita da portiere della Roma. Alla fine, chiuse con 18 presenze complessive… “Quella con il Genoa la perdemmo al debutto in campionato e Spalletti decise di non farmi giocare la sfida successiva con la Juventus. Tanto che lanciò Julio Sergio titolare”.

Ce l’ha con l’ex allenatore giallorosso per quella scelta? “No, affatto. È stato uno dei migliori tecnici che ho avuto in carriera, insieme a Jorge Jesus. Se in Portogallo ho maturato esperienze importanti, lo devo a Spalletti e alla Roma. Da voi ho imparato tante cose. Sia sul campo, sia fuori. Ho capito soprattutto come essere forte mentalmente e tatticamente”.

E come mai non durò molto la sua esperienza nella Capitale? “Perché poi nell’estate mi chiamò il Braga e preferii cambiare aria, svincolandomi dalla Roma. Però una cosa la vorrei chiarire, a distanza di tanti anni… Posso?”.

Può… “Non sono mai arrivato alla Roma per l’amicizia con Doni. È una cazzata (testuale, ndr). All’epoca, si sparse questa voce e finì per diventare verità. Ma non è vero, non è mai stato vero. La Roma mi seguiva da qualche anno, vennero degli emissari in Brasile a vedermi quando giocavo nel Cruzeiro, anche su indicazione di Adriano Bonaiuti (il preparatore dei portieri all’epoca con Spalletti, ndr). Quindi, feci una parentesi a Cesena in Serie B e poi venni alla Roma. Per meriti miei, non di altri. Di Doni sono un amico fuori dal campo, ma questo non significa nulla”.

Quando giocava nel Braga, dopo una partita europea, rilanciò alcune dichiarazioni già rese da Daniele De Rossi, “Intorno alla Roma girano dei papponi”. Forse gli stessi che misero in giro la storia dell’amicizia con Doni? “Ne parlai all’epoca, il riferimento era chiaro, ma non vorrei tornarci sopra. Sono passati quasi dieci anni, guardiamo avanti. La Roma è un grande club ed è normale che susciti tanta passione e interesse”.

Segue ancora la sua ex squadra? “Quando posso, sempre. È allenata da un tecnico molto preparato come Paulo Fonseca. L’ho conosciuto qui in Portogallo quando guidava il Porto e il Pacos de Ferreira. È bravo, ambizioso, sono sicuro che saprà rialzare la Roma in questo momento complicato. Merita quella panchina così prestigiosa. Senza dubbio alcuno. Fidatevi di Paulo”.

Lei oggi che fa? “Ho smesso di giocare da un anno e mezzo circa. Ho militato nella Chapecoense dopo il disastro aereo. Quella è stata una scelta di cuore, volevo dare il mio contributo alla squadra e alla città in un momento di disarmo totale. E oggi sono il vicepresidente esecutivo del Futbol Club de Alverca, società che milita in terza serie portoghese, la vostra Serie C. Ho potere di firma in tutte le decisioni, come se fossi un amministratore delegato. Mi piace questa nuova carriera dirigenziale”.

FONTE: AS Roma Match Program – T. Riccardi

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