Michela Giraud: “Ho pianto per Totti. Orgoglio Roma”

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Durante i suoi monologhi è impossibile non ridere, ma attenzione a non prenderla sul serio quando si parla di Roma. “Sulla fede non si scherza” racconta Michela Giraud, attrice e comica romana e romanista, volto noto di “Educazione Cinica” e “Comedy Central” che negli ultimi mesi ha collaborato con Fiorello per “Viva Rai Play”. La trentaduenne racconta l’inizio del suo amore per i colori giallorossi e per Francesco Totti, storico capitano che ha illuminato i suoi occhi di giovane tifosa: “Sono la pecora nera della famiglia, a casa mia sono tutti laziali. Sono l’unica che ha tradito la fede biancoceleste in nome dell’amore per la Roma e per Francesco Totti. Da bambina ho perso la testa per lui: gli scrivevo bigliettini d’amore sulle mille lire. Non mi ha mai risposto… (ride, ndr)”.

Come arriva la Roma a questo derby? “E’ un momento delicatissimo per noi. La squadra arriva dall’eliminazione subita in Coppa Italia contro la Juventus e i favori del pronostico non sono dalla nostra parte, ma come è noto in un derby può succedere di tutto: è una partita che va oltre le indicazioni arrivate durante il corso del campionato. La Roma, reduce dall’infortunio di Zaniolo e dai tre gol presi a Torino, potrebbe anche avere uno scatto d’orgoglio in una partita che da sempre è imprevedibile.”.

Cosa teme di più della Lazio? “Le capacità di Inzaghi, per me è un bravo allenatore. Sta riuscendo ad ottenere il massimo dalla squadra che il club gli ha messo a disposizione, è riuscito a trasmettere la giusta aggressività e cattiveria. I biancocelesti sono in un ottimo momento di forma, non sarà sicuramente una gara facile per la Roma”.

Come ha vissuto gli addii di Totti e De Rossi? “All’addio di Totti ho pianto, l’ho vissuto come un momento privato. E’ stata una questione molto carnale, molto intima. Totti per me rappresenta un’epoca nostalgica che non tornerà più: la Roma di Zeman, Balbo e Sensi a cui sono molto legata emotivamente perché mi ricorda il periodo delle elementari, quando erano vivi i miei nonni. Lui è un simbolo, è andato oltre l’immagine del semplice giocatore di calcio. Ogni romano accomuna Totti anche ad una sfera di ricordi personali e privati, è una cosa speciale che non è concepibile in altri contesti. Per De Rossi mi è dispiaciuto molto soprattutto per il modo in cui è stato mandato via. Forse sarebbe stato il caso di farlo con un po’ più di eleganza considerando quello che rappresenta per la città e per i tifosi”.

FONTE: Il Tempo

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