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«N’do sta Carmellini, n’do sta…??». Mi venne a cercare sull’aereo di ritorno da Milano, con la Coppa Italia appena vinta in mano. Mi cercava per farmela vedere dal vivo, visto che qualche tempo prima avevo fatto un titolo su di lui (a dire il vero e con il senno del poi, un po’ troppo duro…) sul fatto che De Rossi non sarebbe stato mai come Emerson. Se l’era legata al dito e al primo contatto, qualche settimana dopo, arrivammo quasi alle mani (io ero a Trigoria ad accompagnare un collega e il figlio per autografi di rito).

Le urla le sentirono fino ai piani alti, al punto che scese Bruno Conti a separarci aiutato da Aquilani a quei tempi ancora giallorosso. Ero un giovane cronista, ancora convinto dell’infallibilità: invece nel lavoro, come nella vita, si sbaglia eccome. Comunque, dopo la lite e il successivo chiarimento oggettivamente molto cordiale, la cosa era finita lì.

Ma evidentemente quel titolo gli aveva fatto proprio male e così dopo aver vinto il suo secondo trofeo in carriera (l’anno prima era diventato campione del mondo con la maglia dell’Italia), si era voluto togliere questo sfizio mentre il charter ci riportava a Roma da San Siro: «E vero, non sarò mai come Emerson…» mi disse ridendo.

Chapeau! Solo qualche mese fa ne abbiamo riso incontrandoci per caso lontani dal nostro mondo ognuno con le rispettive compagne. Forse entrambi eravamo un po’ più grandi e meno spigolosi: questione d’età, ma anche di rispetto. Reciproco.

FONTE: Il Tempo – T. Carmellini

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