ROMA E DINTORNI Gli archi dorati sotto cui tutto può sfuggire (di Massimo Loardi)

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Piazza Pushkin, Mosca. Dove a fine gennaio le temperature non sono particolarmente accomodanti. Non lo sono adesso e non lo erano neanche il 31 gennaio 1990 (ricorrenza di oggi). Eppure, fin dalle prime ore del mattino, una marea di gente (stimata in 5.000 persone circa) si raduna in una comune attesa. E’ il giorno di un’importante semifinale di andata di Coppa Italia tra Juventus e Roma. Di cui vi risparmiamo il risultato finale, a meno che non ve lo ricordiate. Ma a nessuno sembra interessare più di tanto. E, ovviamente, nessuno è lì per quello. Ma per un’altra ragione.

Tutto cominciò negli anni ’30, in California. Era il 1937 quando due fratelli, Richard e Maurice, aprirono un chiosco di hot dog. Avevano un’idea rivoluzionaria del modo di produrre e consumare cibo, e già tre anni dopo gestivano un ristorante a San Bernardino. Contemporaneamente, un certo Ray Kroc, che di professione faceva il fornitore di frullatori nell’Illinois, nel mezzo della continua ricerca di nuovi compratori riceve una telefonata dai due fratelli per un ordine di 6 frullatori. La curiosità è tanta, così decide di raggiungerli per capire il perchè. Troverà geniale il concetto di catena di montaggio applicata a un menù ristretto e investirà con, e su, i due fratelli. Rilevando in seguito anche le loro quote e il marchio (tutto ben retribuito), che continuò comunque a portare il loro cognome: Mc Donald’s.

Il franchising porta all’espansione nazionale della catena. Espatriano nel 1967, quando apre un ristorante a Richmond, in Canada. L’Europa la raggiungono nel 1971, cominciando da Zaandam, in Olanda. Dove Pietro Il Grande, zar e imperatore di Russia di inizio ‘700, soggiornò 5 mesi per studiare i metodi di costruzione olandesi delle navi. In Italia non siamo stati particolarmente all’avanguardia. Il primo Mc Donald’s ha aperto nell’ottobre 1985 nell’insospettabile Bolzano, precisamente nella centralissima piazza Von Der Vogelweide. Il secondo ad essere inaugurato è invece quello nelle vicinanze di Piazza di Spagna a Roma. Era il marzo 1986, e nel mondo ce ne erano già 9006. Molti di voi si staranno facendo la stessa domanda. Perché nel Mc Donald’s in questione è ben visibile una targa che dice che quello fu il primo ad aprire in Italia. C’è un fondo di verità. Quando la catena, negli anni ’70, stava preparando l’ampliamento in molti paesi europei, aveva individuato per primo quel locale. Ma sappiamo benissimo che gli altoatesini, in certe cose, hanno tutto un altro passo rispetto al resto del paese.

L’errore più grosso che si potrebbe fare è ridurre il tutto a una storia commerciale. Perché Mc Donald’s, nel mondo, ha avuto un ruolo molto più importante. Tanto da sentire spesso parlare di “Mcdonaldizzazione” come sinonimo di globalizzazione e altre parole che nella storia moderna hanno ritrovato nuovo splendore. Thomas Friedman, giornalista statunitense grande esperto di politica estera, sostiene che nessun paese che ha al proprio interno un ristorante Mc Donald’s abbia mai attaccato un altro paese che ha al proprio interno un ristorante Mc Donald’s. Quella nota come Golden archies theory, ad oggi, non è particolarmente controvertibile. Seppur ci siano alcune eccezioni di cui quantomeno si potrebbe discutere. Prima su tutte, l’invasione di Panama da parte degli USA nel dicembre 1989. Operazione militare messa in atto per deporre Manuel Noriega, dittatore e leader militare del paese, inizialmente sostenuto dalla CIA ma poi entrato in conflitto con la stessa a causa delle accuse di spaccio di droga e riciclaggio di denaro.

C’è anche un altro studio, altrettanto interessante: si chiama Golden arches east, e si occupa di valutare l’impatto che Mc Donald’s ha avuto nell’Asia orientale. Stabilendo che contribuisce in maniera attiva ad innalzare lo standard qualitativo dei servizi nei mercati in cui entra. Ad Hong Kong, per esempio, dove c’è dal 1975, sono stati i primi a fornire servizi sanitari puliti. Spingendo così i clienti a pretendere lo stesso dagli altri locali e dalle istituzioni.

Questo particolare glossario si arricchisce di un’altra definizione, quella del Big Mac index. Uno strumento informale di comparazione del potere d’acquisto di una valuta, che vede il panino più famoso al mondo come elemento centrale in quanto venduto di paese in paese con le stesse caratteristiche. Sembra una cosa complicatissima, se lasciata nei freddi termini tecnici. Invece, molto semplicemente, ci dice che il prezzo di un Big Mac può essere usato per calcolare in maniera approssimativa il costo della vita in una nazione.

Quel giorno, in Piazza Pushkin, apriva il primo fast food della Mc Donald’s dell’ex URSS. Vennero servite più di 30.000 persone. Stabilendo il nuovo record mondiale per il primo giorno di apertura di un ristorante Mc Donald’s. Cancellando letteralmente le 9.100 del primato precedente, appartenente a Budapest. Questa svolta epocale aveva richiesto anni di negoziati. Ma è una svolta o lo sembra? E’ giusto dire che McDonald’s usò la sua controllata canadese per trovare una sintonia con il governo di Mosca. Perché gli USA erano ancora percepiti come un nemico. C’è da dire che dopo tutti questi anni non è cambiato tantissimo. Dato che questo e altri tre ristoranti di Mosca della catena hanno subito poco tempo fa una chiusura temporanea dopo i controlli del Rospotrebnadzor, il regolatore che il governo ha spesso utilizzato per punire i paesi ostili.

Se qualcuno è solito dare alla storia una propria personale interpretazione, probabilmente vedrà in questo fatto la fine simbolica degli anni ’80. La Guerra Fredda è durata molto più di quel decennio. Che però cominciò con il boicottaggio delle Olimpiadi del 1980, che si tenevano proprio a Mosca, da parte degli USA. Un’iniziativa promossa da Jimmy Carter, candidato democratico alle prossime elezioni presidenziali (che perderà, contro Ronald Reagan), per protestare contro l’intenzione dell’ex URSS di salvaguardare le proprie repubbliche asiatiche da una serie di cambiamenti che rischiavano di essere imminenti. A svantaggio, ovviamente, anche degli USA.

Anche l’iniziale del cognome di Luis Muriel, quando deve giocare contro maglie giallorosse, si fa alta e di colore dorato. Non importa in quale squadra giochi lui in quel momento, i tratti da fenomeno che lascia intravedere solo a sprazzi nel resto della sua stagione, nelle due (o più) sfide all’anno contro di noi diventano certezza inamovibile. Stavolta due assist e un gol su punizione, con deviazione decisiva che insacca il pallone in maniera quasi diametralmente opposta rispetto a dove era stato calciato. Dove cioè, presumibilmente, sarebbe stato seguito a breve da un tuffo utile di Szczesny. Che però non ha avuto tempo e modo di cominciare la sua giocata.

Il rigore negato a Dzeko nel finale è clamoroso. Ma non bisogna andare fino lì per recriminare. Giocare al di sotto delle proprie capacità e perdere fa parte delle possibilità che ci sono quando si scende in campo. Oltretutto questa potrebbe essere sul serio una sconfitta episodica, sia per le modalità con cui è avvenuta, sia guardando le altre prestazioni di squadra di questo periodo. Però serve fare in modo che lo sia, perché i passaggi a vuoto concessi in questo campionato sono stati già utilizzati quasi tutti. Ma quanto ha fatto arrabbiare anche voi una sconfitta contro (con tutto il rispetto possibile, mi baso sui dati oggettivi di classifica) una squadra così nettamente inferiore?

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