Serve continuità, lo dicono tutti a Trigoria, da Di Francesco in su e in giù. E’ il motivo dei sette punti che separano la Roma dal Napoli (dalla Juve sono 11, ma parliamo di una squadra di altra categoria), un ritardo maturato con le amnesie disperse qua e là, specie quelle in casa con Atalanta, Chievo e Spal, oltre alla sanguinosa sconfitta di Bologna, che aveva aperto la prima crisi, quella di fine settembre. La sconfitta con la Spal ha rischiato di aprirne un’altra, subito tappata dalla vittoria sonante con il Cska in Champions League. Ma ecco la parola chiave: Champions. Lì la Roma si accende, cosa che in campionato le riesce ben poco, tranne nel derby. Ma riecco un altro aspetto/parola chiave: derby, big match. Abbiamo capito, fino a ora, che la squadra di Di Francesco riesce a dare il meglio nelle grandi occasioni. Ed ecco perché quella continuità non s’è mai trovata. Stasera è una grande occasione, la classica partita importante che può riaccendere la Roma e rimetterla nel cammino (giusto) della continuità. Perché se ciò non dovesse avvenire, come sostiene Di Francesco, sarebbero guai. La Roma si gioca tanto al San Paolo e siamo solo a fine ottobre. La classifica – in caso di sconfitta – si farebbe deprimente, il distacco dalle prime quasi incolmabile. E soprattutto si ricomincerebbe a mettere in discussione Di Francesco, come avviene ormai da un bel po’.

IL MOTIVO – La sfida, questa sera, tra due allenatori con storie e destini diversi: uno, Ancelotti, subito amato a Napoli, l’altro Di Francesco, l’amore se lo è pian piano conquistato con la semifinale di Champions lo scorso anno ma c’è sempre una frangia di scettici, pronti a sorridere con lui e poi a demolirlo alla prima occasione. «Quello che fa rabbia è che per dare risposte importanti bisogna prendere due schiaffi. Visto che ci siamo caduti e ricaduti altre volte non ce lo possiamo più permettere. Le partite sono tante, ma sempre meno. Più non si affrontano bene più c’è il rischio di non rientrare dove vogliamo, cioè in Champions. In questo dobbiamo essere bravi, nella preparazione e nell’approccio alle gare», le parole di Eusebio. La paura di non entrare tra le prime quattro colpisce l’allenatore e la società, sempre legata al trading di giocatori per tenere il bilancio in equilibrio. La Roma non è costruita per vincere, per un obiettivo importante, ma per galleggiare tra le prime quattro. Il Napoli in questo momento è superiore, Di Francesco non può nasconderlo, ma ha voglia di stupire. «La squadra di Ancelotti dimostra di essere avanti perché ha più punti. Lo scorso anno anche ci erano superiori, ma noi abbiamo fatto la semifinale di Champions. È ancora presto per dirlo, mi piacerebbe dare una risposta quando ci sarà una crescita più costante dei miei ragazzi ma anche della struttura di squadra. Quindi, quando ci sarà più continuità. Il Napoli è forte, ad ora la principale antagonista della Juve e l’ha dimostrato. Trasmette più sicurezza e continuità di risultati, insieme all’Inter. La Roma ha più margini di crescita rispetto al Napoli».

DUBBIO INSIGNE – Se da una parte, Eusebio punta su Dzeko, che si sbraccia, si imbroncia, segna – fino a ora – tanto in Champions e pochino in campionato (ma al San paolo ha sempre il piede caldo, 4 gol), dall’altra c’è Insigne, che in questo momento è l’elemento di disturbo per l’allenatore della Roma. «Non giochiamo solo contro di lui, che è in grandi condizioni e ci può mettere in difficoltà. È il giocatore del Napoli più pericoloso. Quello col circoletto rosso». Che però non sta bene. Mertens pronto nel caso non dovesse farcela.

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