Tifosi soci della propria squadra: così l’Italia apre al modello Barcellona

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l Barcellona ne conta 143mila di cui 86mila abbonati allo Stadio. Il Bayern Monaco ne ha addirittura 290mila, seguito da Schalke 04 (155mila) e Borussia Dortmund (154mila). Ora anche l’Italia apre ai soci tifosi attraverso l’azionariato popolare che all’estero, soprattutto nella Liga spagnola e nella Bundesliga tedesca, ha avuto tanto successo. Un emendamento al Ddl delega sullo sport appena approvato apre infatti a questa opzione disegnando la cornice per dare vita anche nel nostro Paese al sogno proibito di ogni tifoso di calcio: diventare il proprietario, anche se per una piccola quota, della squadra del cuore.

L’emendamento presentato dal relatore, Andrea Belotti (Lega), in commissione Cultura alla Camera introduce anche in Italia l’azionariato popolare nelle società sportive professionistiche, calcio compreso. In sostanza, la proposta – che poi dovrà essere dettagliata attraverso un decreto attuativo – punta ad allargare la delega per il riordino del Coni e dello sport in generale stabilendo un criterio direttivo. E cioè quello di «individuare forme e condizioni di azionariato popolare per le società professionistiche».

La norma, quindi, punta a regolare la partecipazione al capitale sociale di una società sportiva da parte di un gruppo di persone, che, in base alla percentuale di partecipazione e all’entità del loro investimento prenderanno parte ai risultati economici aziendali. «L’emendamento – avverte il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Simone Valente – vuole dare il via a un percorso culturale diverso nel calcio professionistico, che favorisca la coesione sociale e la partecipazione dal basso dei tifosi nella vita dei club, avendo ben presente la realtà italiana. Così si metteranno al centro le comunità di tifosi, responsabilizzandole e facendole diventare parte integrante di un processo già sperimentato altrove in Europa anche sul fronte della legalità».

In Europa, il modello è abbastanza diffuso soprattutto nel calcio. Molti sono i club in cui piccoli singoli azionisti, in genere tifosi, posseggono il 100% della proprietà o una quota di questa. Tra gli esempi possono essere citati quelli della Liga spagnola e della Bundesliga tedesca. In Germania è stata introdotta nel 1998 la regola del 50+1 che prevede l’obbligo che la maggioranza delle azioni sia in mano ai supporter:  le squadre possono comunque scegliere di mettersi sul mercato (come nel caso del Borussia Dortmund che è quotato in borsa), con le quote spesso raccolte da imprenditori o aziende locali.

In Spagna la situazione è più netta: o una squadra è totalmente in mano ai privati che possono quindi acquistare anche tutte le quote della società o è invece un’associazione no profit in mano ai propri soci, con la regola “un socio un voto” in sede di assemblea. Voti che pesano nella scelta dei manager come nel caso del Real Madrid dove il potente presidente Florentino Peres (riconfermato già per tre volte) viene votato dai soci – i blancos ne contano oltre 93mila – che nell’assemblea decidono anche su quanto investire per la campagna acquisti. In Italia c’è stato qualche esperimento tra i tifosi della Roma (l’iniztiva MyRoma) e in qualche squadra minore. Ora si apre anche in Italia la strada dell’azionariato popolare.

FONTE: Il Sole 24 ore – M. Bartoloni

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