Zaniolo un anno dopo: il giallo dello scambio fa arrabbiare Zhang

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Un anno fa, dopo la partita, percorse i primi 10 chilometri di autostrada per tornare a casa piangendo di rabbia per la panchina iniziale. Ci aveva pensato tutta una settimana: aveva lavorato come un pazzo per preparare quell’Inter-Roma a San Siro, con in testa l’idea di un gol. Una partita che avrebbe potuto giocare a maglie invertite, Nicolò Zaniolo, anni 20, stella della Roma che per un anno intero s’era immaginato di diventare grande nell’Inter.

Lì era arrivato dopo qualche mese da protagonista in Serie B con l’Entella: erano in tanti a volerlo, compresa la Juventus per cui simpatizzava da bambino. L’Inter la spuntò mettendo sul piatto promesse allettanti, un’integrazione crescente con la prima squadra fino al debutto in Serie A.

Le cose però andarono diversamente. Pochi giorni dopo la firma fu escluso dalla tournée della squadra in Cina: gli preferirono l’honduregno Rigoberto Rivas (oggi alla Reggina in C) e soprattutto il belga Xian Emmers, stesso ruolo di Nicolò. Per tutta la stagione negli allenamenti della prima squadra veniva aggregato Emmers (oggi tornato in patria, al Beveren), mentre Zaniolo strabiliava in Primavera con 14 gol in 29 partite da trequartista. Macinando la delusione di non ricevere mai la chiamata tra i grandi.

A fine stagione, venne il momento delle scelte: quella di andare via la prese il ragazzo figlio di un ex attaccante, Igor, con trascorsi in Serie B e C. L’Inter non si oppose anche a causa di una relazione psicoattitudinale che sollevava dubbi sull’integrabilità di Zaniolo nel calcio professionistico. “Questioni caratteriali”, si dice in casi così, dovute forse ad attitudini che qualcuno valutò ancora infantili.

La storia ha dato palesemente torto all’anonimo che la compilò. Ma quel documento convinse l’Inter a inserirlo in estate nella lista dei giovani da sacrificare sull’altare delle plusvalenze facili. Zaniolo poteva finire al Genoa, ma il presidente Preziosi gli preferì il portiere Radu. Poi Ricky Massara – oggi ds del Milan e all’epoca assistente del ds spagnolo Monchi alla Roma – pensò a Nicolò: la chiave giusta per sbloccare l’affare Nainggolan, trasferito in nerazzurro in cambio di Zaniolo, 24 milioni e Santon.

A conti fatti, un danno patrimoniale enorme per l’Inter, e il rimpianto tecnico di aver perso un campione: a ogni gol di Zaniolo, aumenta il nervosismo di Steven Zhang, che sull’argomento qualcosa da dire ai suoi l’ha avuta. E forse anche il rammarico di Antonio Conte, che con lui avrebbe completato un centrocampo ideale e tutto azzurro, con Barella e Sensi.

Ora se lo gode la Roma, che studia già un piano per non doverlo sacrificare in estate, quando rischia di aver nuovamente bisogno di cessioni per chiudere il bilancio. Intanto, Nicolò ha ripreso a preparare la partita a cui tiene tanto: l’ultimo weekend l’ha trascorso a casa dai genitori per rilassarsi, approfittando della giornata di squalifica provvidenziale (e un po’ cercata) da scontare. Ora è pronto a tornare a completare il tridente alle spalle di Dzeko. Per dimenticare quelle lacrime.

FONTE: La Repubblica – M. Pinci

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